Ambienti Indoor

analisi ambienti indoor

Con il termine “ambienti indoor” si intendono tutti gli ambienti confinati di vita e di lavoro non industriali, e in particolare, quelli adibiti a dimora, svago, lavoro e trasporto (accordo del 27 settembre 2001 tra il ministero della Salute, le Regioni e le Province autonome) come gli uffici pubblici e privati, le abitazioni, le strutture comunitarie (ospedali, scuole, caserme, alberghi, banche ecc.), i locali destinati ad attività ricreative e/o sociali (cinema, bar, ristoranti, negozi, strutture sportive, ecc) e, infine, i mezzi di trasporto pubblici e/o privati (auto, treno, aereo, nave ecc.). l rischio per la salute derivante da esposizioni in ambienti indoor può quindi interessare gran parte della popolazione e non è solamente limitato a categorie occupazionali

Perché prestare particolare attenzione agli ambienti indoor? Perché l’esposizione ad agenti chimici con effetti subacuti e cronici, e quindi la dose inalata, non dipende solo dai livelli riscontrabili nell’atmosfera di un certo ambiente, ma anche dal tempo che gli individui trascorrono in quel particolare ambiente. A questo proposito, alcune indagini condotte a livello europeo hanno evidenziato che la popolazione dei centri urbani trascorre, in media, il 95-97% del tempo negli ambienti indoor, il 2-4% nei mezzi di trasporto e solo l’1% nell’ambiente esterno. Studi analoghi sono stati condotti in Italia sulla popolazione residente in alcune aree urbane per acquisire informazioni sugli stili di vita. I risultati di questi studi hanno mostrato come la popolazione italiana trascorra all’interno di ambienti indoor una percentuale media dell’89% del tempo con valori che oscillano tra l’84% e il 93%. La quantità di tempo trascorso all’interno rispetto a quello trascorso all’esterno è quindi di un ordine di grandezza maggiore. Per questo motivo è documentato che, assumendo pari a 100 la dose totale di inquinante a cui un soggetto è esposto nell’arco delle 24 ore per via inalatoria, oltre il 90% di questa dose è assunto dall’aria degli ambienti indoor.  Gli agenti chimici e biologici Gli inquinanti particellari e aeriformi presenti negli ambienti indoor possono anzitutto derivare dall’ambiente esterno e penetrarvi mediante infiltrazione attraverso l’involucro edilizio. Questa tipologia di contaminazione è, quindi, quella tipica dell’inquinamento atmosferico, ma una quota variabile e talora molto importante dell’inquinamento indoor è anche ascrivibile a sorgenti presenti all’interno degli edifici stessi. Le concentrazioni atmosferiche di inquinanti all’interno degli edifici sono generalmente dello stesso ordine di grandezza o molto superiori a quelli dell’aria urbana, generando in alcuni casi esposizioni indoor di gran lunga maggiori rispetto a quelle outdoor. Le sorgenti indoor forniscono, quindi, in molti casi un contributo significativo alla concentrazione atmosferica e all’esposizione della popolazione generale e dei lavoratori degli uffici e delle strutture comunitarie, siano esse pubbliche o private. Molti studi della letteratura scientifica hanno infatti dimostrato che i livelli indoor sono tipicamente maggiori rispetto a quelli outdoor per alcune classi di inquinanti, in particolar modo per moltissimi composti organici volatili (Cov), per il radon e per alcune categorie di inquinanti microbiologici, come ad esempio i miceti. Vi è ormai una solida evidenza scientifica sul fatto che, in presenza di specifiche sorgenti interne e bassi tassi di ricambio dell’aria, le concentrazioni di inquinanti rilevabili nell’atmosfera degli ambienti indoor, come i Cov, possono essere di molto superiori rispetto a quelli rilevati all’esterno. Un caso eclatante è quello della formaldeide, Cov irritante e cancerogeno presente in ambiente indoor a concentrazioni dieci-venti volte volte superiori a quelle misurate all’esterno degli edifici. Gli inquinanti indoor, agendo singolarmente o in combinazione con altri fattori, possono determinare una diminuzione del comfort ambientale e, in alcuni casi, rischi per la salute umana: si tratta di agenti di tipo chimico (composti organici e inorganici, sotto forma di gas, vapori o aerosol), di tipo fisico (ad esempio, radiazioni) e di tipo biologico (microrganismi, muffe e acari).

 

Composti organici volatili (Cov) Nell’aria degli ambienti indoor sono stati finora identificati e studiati più di 900 differenti Cov, in concentrazioni spesso superiori a quelle rilevabili nell’aria esterna, fino a raggiungere, in casi eccezionali, concentrazioni superiori a 50 μg/m3 per il singolo composto e una concentrazione totale complessiva di Cov superiore al milligrammo per metro cubo. I materiali da costruzione e da arredo, i mobili, le moquette e le tappezzerie, i collanti usati per la loro posa, le macchine da ufficio, un grande numero di prodotti di consumo di vario uso, compresi quelli per le pulizie, nonché il fumo di sigaretta e gli occupanti stessi, possono rilasciare Cov nell’aria degli ambienti indoor.

Altri agenti chimici prioritari Altri agenti chimici molto rilevanti per il deterioramento della qualità dell’aria indoor e per i relativi effetti sull’uomo sono costituiti dai classici inquinanti atmosferici urbani come Pm10, Pm2.5, particelle ultrafini, No2, antiparassitari, fibre minerali artificiali, composti semivolatili come idrocarburi policiclici aromatici, ftalati, ritardanti di fiamma, oltre alla miscela di sostanze chimiche contenuta nel fumo di tabacco ambientale o fumo passivo. Alcuni agenti chimici prioritari in termini di effetti sulla salute umana sono stati oggetto di approfondimento specifico da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità, nella pubblicazione del 2010 («WHO guidelines for indoor air quality».

 

Agenti biologici Gli agenti biologici presenti negli spazi confinati sono rappresentati da particolato organico aerodisperso (bioaerosol) costituito da microorganismi (virus, batteri, muffe, lieviti, funghi, protozoi, alghe), da insetti (acari, aracnidi) e da materiale biologico da essi derivato (frammenti di esoscheletro, escreti, tossine) o da materiale organico di origine vegetale (pollini di piante superiori). Le principali fonti d’inquinamento microbiologico degli ambienti indoor sono gli occupanti (uomo e animali, ma anche piante), la polvere e i servizi degli edifici stessi, come gli impianti di ventilazione e condizionamento. Questi ultimi sono oggetto di particolare attenzione, nonché di specifiche linee guida e protocolli operativi emanati dalla conferenza Stato-Regioni, come le «Linee guida per la tutela e la promozione della salute negli ambienti confinati » del 27 settembre 2001, «Linee guisterno. Un caso eclatante è quello della formaldeide, Cov irritante e cancerogeno presente in ambiente indoor a concentrazioni dieci-venti volte volte superiori a quelle misurate all’esterno degli edifici. Gli inquinanti indoor, agendo singolarmente o in combinazione con altri fattori, possono determinare una diminuzione del comfort ambientale e, in alcuni casi, rischi per la salute umana: si tratta di agenti di tipo chimico (composti organici e inorganici, sotto forma di gas, vapori o aerosol), di tipo fisico (ad esempio, radiazioni) e di tipo biologico (microrganismi, muffe e acari). Una più estesa trattazione dell’argomento è rappresentata dal capitolo di Carrer e collaboratori «Indoor Air Quality (IAQ) e comfort negli ambienti confinati non industriali» all’interno del volume «Igiene e Sanità Pubblica - Salute e Ambiente».

Composti organici volatili (Cov) Nell’aria degli ambienti indoor sono stati finora identificati e studiati più di 900 differenti Cov, in concentrazioni spesso superiori a quelle rilevabili nell’aria esterna, fino a raggiungere, in casi eccezionali, concentrazioni superiori a 50 μg/m3 per il singolo composto e una concentrazione totale complessiva di Cov superiore al milligrammo per metro cubo. I materiali da costruzione e da arredo, i mobili, le moquette e le tappezzerie, i collanti usati per la loro posa, le macchine da ufficio, un grande numero di prodotti di consumo di vario uso, compresi quelli per le pulizie, nonché il fumo di sigaretta e gli occupanti stessi, possono rilasciare Cov nell’aria degli ambienti indoor.

Radon Il Rn222 è un isotopo della serie U238, che deriva specificamente da rocce acide come graniti, tufi e ortogneiss e suoli acidi, ma anche per estensione da acque sotterranee e materiali da costruzione, e tende a concentrarsi in locali confinati, a partire dai livelli interrati o seminterrati. Il radon da per la definizione di protocolli tecnici di manutenzione predittiva sugli impianti di climatizzazione» del 5 ottobre 2006, le «Procedure operative per la valutazione e gestione dei rischi correlati all’igiene degli impianti di trattamento dell’aria» del 7 lugluo 2013 e le «Linee guida per la prevenzione ed il controllo della legionellosi » del 7 maggio 2015. L’aria indoor, nel corso degli ultimi decenni, è andata incontro a un progressivo cambiamento dal punto di vista qualitativo, a causa dell’aumento di alcune sostanze inquinanti e dei relativi livelli. Diversi studi scientifici hanno evidenziato la presenza negli ambienti indoor di numerosi agenti di rischio in basse concentrazioni, tali da poter comportare effetti avversi sulla salute non ancora completamente noti


Come fare

la prima fase è rivolta a conseguire la acquisizione di tutti i dati di base di interesse relativi all’edificio in questione, ad esempio mediante l’acquisizione di dati documentali (caratteristiche costruttive degli edifici, specifiche e progetto degli impianti di ventilazione e condizionamento): particolare attenzione deve essere dedicata all’inventario delle potenziali sorgenti di inquinamento dell’aria indoor. L’esperienza insegna, infatti, che un aggiornamento permanente delle conoscenze relative alle sorgenti presenti all’interno dell’ambiente confinato consente, in occasione del manifestarsi di situazioni anomale, un più tempestivo ed efficace intervento mirato all’individuazione delle cause. Inoltre, la corretta programmazione e conduzione del calendario degli interventi di gestione e manutenzione ordinaria è resa possibile solo se un accurato inventario delle potenziali sorgenti è stato debitamente effettuato. La seconda fase di lavoro è finalizzata alla verifica sul campo dell’inventario raccolto nella prima fase, mediante sopralluogo mirato e raccolta dati su check-list, e dovrebbe anche avvalersi di un questionario per il censimento della popolazione o per un primo screening di valutazione della qualità percepita dell’ambiente. Operativamente, la terza fase contiene i monitoraggi ambientali da condurre nell’ambiente indoor, ed è rivolta alla definizione quali-quantitativa delle variabili essenziali di contaminazione atmosferica e microclima dell’aria. Secondo questa proposta, è previsto il rilievo sistematico di alcuni parametri generali come carica totale batterica e micetica, indici microclimatici di riferimento per gli ambienti moderati (Pmv e Ppd), Pm2.5, Cov totali, formaldeide, monossido e biossido di carbonio e la possibile determinazione opzionale di altri parametri, utili nel caso di studi con interesse per particolari inquinanti (fibre minerali, radon) di cui si possa sospettare la presenza. A questo potranno seguire accertamenti di dettaglio e mirati (tipizzazione dei microorganismi, particelle ultrafini, No2, identificazione e misura di singoli Cov) nel caso in cui si debbano verificare altre ipotesi. Lo STUDIO CHIMICO AMBIENTALE SI OCCUPA DELLA VALUTAZIONE DEGLI AGENTI CHIMICI NEGLI AMBIENTI INDOOR EFFETTUANDO MONITORAGGI ED ANALISI CHIMICHE PRECISE ED AFFIDABILI